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IL PERIODO ETRUSCO
L'alabastro fu usato su vasta scala dagli Etruschi per
la produzione di urne cinerarie gia l'VIII/VII secolo
A.C. Fu cosi che Volterra divenne il centro di produzione
di questo materiale. La pietra volterrana si prestava
piu del tufo e della terracotta ad una lavorazione ricca
di particolari e di movimenti e quindi permise, nei
bassorilievi delle urne stesse, una maggiore ricchezza
di decorazione.
Urne di alabastro di provenienza volterrana si ammirano
nel Museo Vaticano, nel Museo del Louvre di Parigi,
nel British Museum di Londra. Mentre il coperchio dell'urna,
eccettuate le poche a fastigio o a tetto, riproduce
la figura giacente del defunto, l'urna propriamente
detta, di forma rettangolare, mostra scolpiti sul fronte
episodi reali o immaginari dell'arte etrusca.
E' da notare come l'alabastro fosse impiegato nell'esecuzione
di lavori che richiedevano una tecnica perfetta e figurazioni
ricche di movimento. Di queste urne esisteva un'arte
“industrializzata” e mentre solo alcune venivano eseguite
su commissione, le altre errano realizzate ed esposte
in attesa di vendita. All'ultimo momento venivano ritratte
le sembianze del defunto in grandezza sproporzionata
al resto del corpo. Furono certamente degli artisti
greci o grecizzati quelli che, con magnifica arte, iniziarono
la decorazione delle urne di alabastro che fino ad allora
si limitava a soggetti semplici o floreali.
In un secondo momento, quando gli Etruschi, raggiunto
un elevato senso artistico, poterono liberarsi dell'influsso
dei Greci, interpretarono secondo le loro convinzioni
il mistero della morte ed i fatti rappresentati nei
bassorilievi delle urne aderirono alle tradizioni etrusche.
Le cave in cui rimane maggior traccia delle antiche
escavazioni degli Etruschi sono quelle di Ulignano e
Gesseri. Si puo ricostruire anche il sistema di lavoro
di questi antichi scavatori, i quali si servivano, per
scalzare il blocco, della subbia anziché del piccone.
Lo sfruttamento delle cave non veniva fatto a fondo:
dopo pochi metri dalla bocca di cava l'escavazione era
abbandonata. Gli Etruschi preferivano per i loro lavori
gli alabastri poco venati, di tonalita calda, tendenti
all'avorio. Per dare maggiore risalto ai loro lavori
si servivano talvolta di leggere decorazioni per le
quali usavano colori minerali a pittura superficiale,
mentre per la doratura applicavano sottili foglie d'oro.
| Periodo etrusco |
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Urna degli sposi |
scene di guerra sul fronte di un urna etrusca
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L'alabastro fu usato su vasta scala
dagli Etruschi per la produzione di urne cinerarie gia
l'VIII/VII secolo A.C. Fu cosi che Volterra divenne
il centro di produzione di questo materiale. La pietra
volterrana si prestava piu del tufo e della terracotta
ad una lavorazione ricca di particolari e di movimenti
e quindi permise, nei bassorilievi delle urne stesse,
una maggiore ricchezza di decorazione.
Urne di alabastro di provenienza volterrana si ammirano
nel Museo Vaticano, nel Museo del Louvre di Parigi,
nel British Museum di Londra. Mentre il coperchio dell'urna,
eccettuate le poche a fastigio o a tetto, riproduce
la figura giacente del defunto, l'urna propriamente
detta, di forma rettangolare, mostra scolpiti sul fronte
episodi reali o immaginari dell'arte etrusca.
E' da notare come l'alabastro fosse impiegato nell'esecuzione
di lavori che richiedevano una tecnica perfetta e figurazioni
ricche di movimento. Di queste urne esisteva un'arte
“industrializzata” e mentre solo alcune venivano eseguite
su commissione, le altre errano realizzate ed esposte
in attesa di vendita. All'ultimo momento venivano ritratte
le sembianze del defunto in grandezza sproporzionata
al resto del corpo. Furono certamente degli artisti
greci o grecizzati quelli che, con magnifica arte, iniziarono
la decorazione delle urne di alabastro che fino ad allora
si limitava a soggetti semplici o floreali.
In un secondo momento, quando gli Etruschi, raggiunto
un elevato senso artistico, poterono liberarsi dell'influsso
dei Greci, interpretarono secondo le loro convinzioni
il mistero della morte ed i fatti rappresentati nei
bassorilievi delle urne aderirono alle tradizioni etrusche.
Le cave in cui rimane maggior traccia delle antiche
escavazioni degli Etruschi sono quelle di Ulignano e
Gesseri. Si puo ricostruire anche il sistema di lavoro
di questi antichi scavatori, i quali si servivano, per
scalzare il blocco, della subbia anziché del piccone.
Lo sfruttamento delle cave non veniva fatto a fondo:
dopo pochi metri dalla bocca di cava l'escavazione era
abbandonata. Gli Etruschi preferivano per i loro lavori
gli alabastri poco venati, di tonalita calda, tendenti
all'avorio. Per dare maggiore risalto ai loro lavori
si servivano talvolta di leggere decorazioni per le
quali usavano colori minerali a pittura superficiale,
mentre per la doratura applicavano sottili foglie d'oro.
IL MEDIOEVO
Dopo l'epoca etrusca ed etrusco-romana
corrono lunghi secoli prima di avere delle notizie circa
la produzione degli alabastri. Nessuna traccia di lavorazione
e stata riscontrata, nessun elemento ci risulta da poter
testimoniare un'attivita, sia pure modesta durante tutto
il Medioevo. Mentre qualcuno sostiene che la manifattura
fosse del tutto abbandonata, altri invece asseriscono
che essa sia continuata e che solo a causa della fragilita
degli oggetti non ne sia rimasta testimonianza. Questo
anche perché i tristi tempi delle invasioni barbariche
e dell'imbarbarimento feudale sono probabilmente poco
propizi ad ogni forma di manifestazione artistica locale.
IL CINQUECENTO
E' alla meta del cinquecento, nel pieno
splendore delle arti italiane, che la lavorazione dell'alabastro
afferma la sua rinascita. Importanti lavori e applicazioni,
soprattutto a carattere religioso, sono ricondotte al
secolo sedicesimo: tabernacoli, cibori, reliquiari,
organi d'altare (famoso quello donato al Marchese di
Mantova), vasi e candelieri erano le opere maggiormente
realizzate in questo periodo al quale viene anche fatta
risalire l'applicazione del tornio nella lavorazione
della pietra. L'utilizzo dell'alabastro, dalla rinascita
ai primi del Seicento, e considerato non come una forma
di sfruttamento intensivo, ma come esclusiva rappresentazione
artistica.
IL SEICENTO E IL SETTECENTO
La fine del Cinquecento segna l'inizio
della trasformazione dell'arte italiana e di riflesso
anche la lavorazione degli alabastri si allontana dalle
forme rinascimentali. Abbandonato il senso puramente
artistico, la manifattura si orienta verso uno sfruttamento
mercantile realizzando una produzione piu minuta e di
facile esecuzione. La facilita di lavorazione e la possibilita
di sfruttamento per molte tipologie di oggetti fanno
la fortuna della pietra. Dalla meta del Seicento agli
ultimi del Settecento la lavorazione non subisce nuovi
orientamenti anche se gli alabastrai (chiamati “marmai”)
non erano proprio di buon livello, questo perché la
produzione si concentrava piu su oggetti semplici che
potevano essere prodotti facilmente anche da maestranze
poco qualificate. Sopravvivevano solo degli ottimi scultori.
L'OTTOCENTO
| Ottocento |
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Vaso intagliato |
Tazza Gozzoli (particolare)
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Ai primi dell'ottocento nasce la prima
officina dimensionata e strutturata come vera fabbrica,
l'Officina Inghirami con 120 lavoranti. La strategia
era molto ambiziosa, si voleva, infatti, sviluppare
la tecnologia rendendo il lavoro totalmente innovativo
rimanendo sotto la guida illuminata dei grandi maestri
dell'ornato, della scultura e della decorazione chiamati
a Volterra da tutta Italia.
Si iniziano a riprodurre i classici vasi greci, romani
e etruschi, le sagome dei bronzi, sculture in stile
greco ed egizio, decorazioni e fregi, candelieri e oggetti
vari. Acquista particolare importanza anche la riproduzione
di piccoli particolari architettonici come i capitelli,
colonne, obelischi, piramidi, urne, tutti realizzati
con il gusto per l'antico imperante nell'epoca, in stile
neoclassico e successivamente in stile Impero. Alla
meta dell'Ottocento vengono documentate ben 14 fabbriche
importanti e numerose botteghe con un numero imprecisato
di lavoratori. Questa rinnovata importanza e dovuta
soprattutto al fenomeno dei “viaggiatori” che in quegli
anni, con fare del tutto sperimentale, frequentavano
non solo le corti e i palazzi d'Europa, ma anche i mercanti
americani ed orientali riuscendo a vendere importanti
partite di oggetti in alabastro. Questa nuova opulenza
incide direttamente sulle possibilita di sperimentazione.
Nella seconda meta dell'Ottocento avvengono stretti
contatti fra il laboratorio Viti di Volterra e l'Opificio
delle Pietre Dure di Firenze che insieme sviluppano
nuovi metodi di lavorazione abbinando l'alabastro con
altri materiali in pezzi d'arredamento. Vennero realizzati
mosaici, telai in bronzo e ottone con lastre intarsiate
in alabastro e i primi pezzi “unici” che oggi sono l'orgoglio
delle collezioni private cittadine. Contemporaneamente
si diffonde un filone regionale di cui Volterra con
i suoi alabastri diventera uno dei maggiori portavoce:
si tratta di una versione manierista del Neo Rinascimentale
che interessa la lavorazione del legno e per analogia
quella dell'alabastro. Vengono realizzati mobili intarsiati,
soprammobili, decorazioni ad altorilievo e “animali”,
delfini, cigni, zampe di leone. E' proprio a questo
tipo di produzione che Volterra deve il suo massimo
splendore economico ed artistico. Nello stesso periodo
si trovano poi esperienze piu “intellettuali” come l'episodio
dei Cammei dello scultore Funaioli, che pero non influiscono
sull'aspetto commerciale della pietra.
| Ottocento |
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Cammei di Funaioli |
Fiori in albastro Scaglione
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La crisi
Negli ultimi decenni del secolo anche il fenomeno dei
“viaggiatori” e le loro commesse subiscono una battuta
d'arresto per ragioni svariate: l'Italia diventata da
poco una nazione unita ha problemi inerenti, l'Europa
sta cambiando politicamente e commercialmente; i nuovi
fautori dell'arte richiedono materiali piu “sociali”
e il mondo artistico ritiene l'alabastro una pietra
ormai svilita perché utilizzata troppe volte per riprodurre
opere eseguite in altri materiali.
IL NOVECENTO
| Novecento |
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Angeli (particolare) |
Busto di Donna
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Ai primi del Novecento, proprio quando viene diagnosticata
la morte dell'alabastro, si ha una lenta ripresa del
settore. Le grandi esposizioni di Parigi del 1900, St.
Louis del 1904 e Torino del 1908 e1911 vedono la presenza
dei migliori laboratori volterrani. In questi anni si
viene a riorganizzare la Regia Scuola d'Arte con l'obiettivo
di trasformarla in una vera scuola d'arte applicata
all'industria.
Si afferma in questo periodo una nuova tipologia strettamente
legata alle possibilita della scultura e ispirata all'espressionismo
manierato e retorico del periodo: busti di madri con
bambino, statuette di bimbi, pastorelle, visi di donna.
Capolavori di tecnica scultorea, ma che si prestano
purtroppo a diventare un genere sterile ripetuto all'infinito.
La nuova produzione viene lo stesso accolta sul mercato.
Sempre negli anni venti si registra un importante episodio
a carattere semindustriale per quanto riguarda la vendita
di plafoniere per lampade elettriche. E' all'interno
di questa eterogenea produzione che si riscopre il valore
dell'alabastro come materia “decadente” adatta all'Art
Deco allora imperante. Nel 1925 durante l'Esposizione
delle Arti Decorative e Moderne di Parigi una pubblicazione
presenta le possibilita dell'alabastro rispetto agli
impianti d'illuminazione e sottolinea la sua idoneita
ad essere “stile 1925”.
Nel ventennio successivo emerge la figura di Umberto
Borgna. Egli fu il primo vero designer dell'alabastro
e finalmente si riesce a lasciarsi alle spalle le imitazioni
pedisseque per una produzione studiata. Borgna rilancia
come qualita le diverse caratteristiche della pietra,
le sue venature sempre differenti, le tonalita, studia
i possibili abbinamenti fra i vari colori e con altri
materiali. Sperimenta nuovi metodi di colorazione e
riporta in vita la lucidatura tradizionale e lavora
sulle tipologie di oggetti da commercializzare. Nascono
cosi i prototipi di vasi, coppe, scatole e lampade,
orologi e reggilibri che fanno parlare la critica dell'avvenuta
riconversione dell'alabastro al gusto moderno.
Attualmente numerosi designer si sono fatti eredi e
interpreti della sua filosofia produttiva tendente a
riconnettere questa arte decorativa con le realta spirituali
e materiali della contemporaneita, tra i quali Ugo la
Pietra, Denis Santachiara, Carla Venosta, Angelo Cortesi,
Gianni Veneziano, Angelo Mangiarotti, Luca Scacchetti,
Cristiano Toraldo di Francia e molti altri giovani.
| Novecento |
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Design Borgna |
Design Borgna
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